Alla morte del principe, i suoi successori, desiderosi di liberarsi
di un'eredità cosi scomoda ed impopolare, restituirono all'uso
pubblico l'area occupata dalla gigantesca e irriverente reggia:
distrutte le costruzioni del Palatino (inglobate nel nuovo Palazzo
Imperiale dei Flavi) e della valle compresa tra l'Oppio e il Celio,
iniziarono la costruzione del monumentale anfiteatro di pietra,
il Colosseo, nello spazio in precedenza occupato dallo stagnum
Neronis, che nel nome conserva il ricordo del Colosso dell'ultimo
imperatore della famiglia Giulia. Solo il padiglione del colle Oppio
sopravvisse al rinnovamento urbanistico dei Flavi: fino al 104 d.C.
e all'inizio dei lavori per la realizzazione del soprastante complesso
termale di Traiano,progettato dall'architetto Apollodoro di Damasco.
L'ingegnosa idea di colmare di terra l'edificio neroniano, già
spogliato dei marmi e delle opere d'arte, sfruttandolo come sostruzione
artificiale delle nuove terme, se da un lato ha cancellato la memoria
dell'edificio neroniano, dall'altro ha consentito la conservazione
fino ai giorni nostri del nucleo residenziale del colle Oppio.
Sulle rovine delle Terme di Traiano, cadute in abbandono dopo
il taglio degli acquedotti da parte di Vitige, re degli Ostrogoti,
nel 539 d.C., sorsero nel medioevo orti e vigne, a caratterizzare
il nuovo paesaggio del colle che aveva ospitato la Reggia d'oro di
Nerone.